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sabato 1 marzo 2008

e alla fine si torna al baratto...

Su gentile segnalazione di Balua, che è più informata di me sulla cronaca veneziana, oggi parliamo di questa meravigliosa iniziativa tutta lagunare.




Insomma, con i tempi che corrono è meglio tornare a barattare le cose piuttosto che comprarle nuove, e da questa semplice idea nasce l'iniziativa:




RIFIUTO CON AFFETTO




A chi non è mai capitato di dire: "ma quanto mi dispiace buttare via 'sta cosa!", ecco, a questa - per me imbarazzante - situazione ha posto rimedio il comune di Venezia con il progetto "Rifiuto con Affetto".




Si tratta sostanzialmente di uno scambio fra chi ha la necessità di disfarsi di cose ancora utilizzabili e chi invece può ancora trarre vantaggio da questi stessi oggetti.




Insomma, una genialata.







I soliti cassonetti sono stati modificati ad hoc per rendere possibile la cosa: dotati di ante di vetro e di appositi scaffali, chi deve "buttare" qualcosa lo adagia dentro, e chi passa e se la vuole prendere apre lo sportello e il gioco è fatto.


Insomma, quello che un po' si è sempre fatto andando a recuperare fra le immondizie qualcosa di utile, ma in maniera molto più elegante.




Considerazioni: se fosse per me questa iniziativa non decollerebbe mai.


Io non butto nulla, e anche quando sono costretta a privarmi di qualcosa lo faccio con un macigno sul cuore.


Nella mia mente perversa tutti gli oggetti sono dotati di anima, e secondo me soffrono quando vengono abbandonati. Io non ce la faccio.




VI dico solo che quando ero piccola per me scegliere fra due quaderni, due penne e due matite era un'impresa titanica, in cuor mio ero convinta che l'esclusa si sentisse tradita e ne soffrisse.


E giuro che non sto scherzando.


Se prima avevate ancora dei dubbi sulla mia stabilità mentale, con questo post vi ho messo il cuore in pace.
















PS: non c'entra un cazzo, ma LadyMarion vi porge i suoi saluti. E' un po' occupata al momento, ma dovrebbe tornare presto fra noi.

venerdì 16 novembre 2007

Burano Astrusa

Ecco, ho trovato questo meraviglioso video della mia isoletta.
Ve lo pubblico, così vi potrete rendere conto della magia che mi circonda tutti i giorni.
E anche perchè il primo omone che vedete, con cappello, rayban e cane è il mio papozzo.
E siccome a mio insindacabile giudizio e in virtù dei poteri conferitemi dal mio Vate penso di poter riconoscere l'astruseria, ecco, questo ci sta proprio a pennello.

sabato 22 settembre 2007

modi di dire...

Per questo primo post autunnale torno a parlarvi della mia città e in particolare di uno dei suoi simboli: il ponte di Rialto.

Tutti lo hanno visto almeno una volta, chi dal vivo, chi in cartolina, foto, giornale o tv.

Ma a me piace raccontarvi le storie della Venezia nascosta, della Venezia popolare, non quelle che si leggono sulle guide.
E quella che vi vado a narrare è sicuramente una delle più divertenti.

La costruzione del ponte di Rialto, come oggi noi lo vediamo, è stata un'opera ingegneristica frutto di abilità e di tanta esperienza.
Non tutti credevano che sarebbe stata possibile, ma alla fine il ponte in pietra è ancora lì, dopo oltre quattrocento anni.

Fu nel lontano 1525 che venne indetto una sorta di concorso pubblico per la realizzazione del ponte in pietra, al quale parteciparono i maggiori architetti dell'epoca. Tra i vari progetti, alcuni anche molto stravaganti, come quello che prevedeva la costruzione, sopra il ponte, di un palazzo pubblico con numerosi piani, possediamo quello di Andrea Palladio, con un ponte a tre arcate di ispirazione classicheggiante.

Altre opere furono presentate da Jacopo Sansovino, il Vignola e più tardi da Andrea da Ponte, Vincenzo Scamozzi e Alvise Boldù.
Rimaneva il fatto che si continuava a tergiversare, e i veneziani, si sa, sono un popolo dotato di un'enorme pazienza, ma anche di uno spiccatissimo senso dell'umorismo.


Il progetto vincente si rivelò quello a navat aunica di tale Andrea da Ponte.
La prima pietra fu posata l'8 giugno 1588 e dopo tre anni era "quasi" finito. Il costo fu di 250.000 ducati.
Il cronista dell'epoca ci dice che era fatto con un sol arco ("in uno volto... senza alcun pallo in acqua") e l'8 giugno 1588 annota: "giorno de zioba alle 18 ore, fu gettata la prima pietra di marmoro nella fondamenta del ponte novo dalla parte di Rialto et furono sbarate alcune codete de fero per segno di allegrezza, et vi fu el sagrestano della chiesa de S. Giacomo, con la cotta et stolla aspergendo con acqua santa".
Sull'arco vennero poste le tre figure dell'Annunciazione, bassorilievi opera di Agostino Rubini: in corrispondenza della testata di sinistra l'Arcangelo Gabriele, su quella di destra la Madonna ed al centro, sulla chiave di volta, la Colomba dello Spirito Santo. Quasi un sigillo per una città che si è sempre identificata con la Madonna e che pone il proprio "dies natalis" il 25 marzo, giorno dell'Annunciazione.
I lunghi anni di diatribe sul fatto di costruire o non costruire un ponte di pietra era diventato un attuale argomento di conversazione anche tra il popolo che frequentava il mercato di Rialto: anche questa gente comune e semplice si era schierata tra chi sosteneva che il ponte sarebbe stato fatto e chi invece sosteneva di no, se non addirittura che sarebbe crollato.

Tanta era la fiducia che i veneziani riponevano nella costruzione del ponte che salutavano spesso ogni discorso che lo riguardasse con due affermazioni piuttosto colorite che stavano a sottolineare la lentezza dei lavori:

"El sarà pronto col casso metarà l'ongia"


"I lo finirà quando a mona ciaparà fogo!"





Io non ve le traduco per carità cristiana, ma sono di facile compresione.



Ma l'ironia e la sagacia non sono tipiche solo del popolo lagunare, ma anche dei suoi rappresentanti più illustri: ultimati i lavori di costruzione del ponte infatti, nel vicino palazzo dei Camerlenghi, il Senato della Repubblica volle dare una "lezione" al poco riconoscente popolo.

Eresse due capitelli, uno raffigurante un satiro con un dito in mezzo alle gambe,




e l'altro riportante l'effige di una donna con una fiamma fra le cosce.


che dire...

io mi inchino ancora oggi ad ogni passaggio...

domenica 19 agosto 2007

così dicevano...

E' con immenso piacere che dò il via a partire da questa settimana alla rubrica:

SUPPOSTE DI SAGGEZZA

(Per la traduzione rivolgersi a Cipo)




° Tèndare e tose e bàtare e nose xe tenpo perso.

° Ae done, ai sassi e ai bissi, colpi ciari e fissi.

° Fèmene, cani e bacaeà pi che te bati, pi i vien boni.

° Do fémene e un'oca fa un mercà.

° Do fémene fa un marca', tre fa na piassa.

° Ghe voe sete fémene pa' fare un testimone.

° Sento omani sta in amicissia, do fémene fa barufa.

° Co parla na bea fémena tuti ghe da rason.

° Eà fémena: che eà piasa, che eà tasa e che eà staga casa.

° E fémene xe come e meansane, ghe voe el baston pa farle vegnere su drite!

° E fémane xe come e scorese: o te e moi o te e sofeghi.

° E fémene xe come i schei: pi te ghe n'e' e pi' te ghe ne vorissi.

° E fémene xe come e nuvoe: co e va via xe na bea jornada.

° E fémene xe come i platani: pur de fare e raize e te desfa anca eà strada.

° E fémene xe come e tavanee: co e se taca teo ciucia tuto finche' no te ghe n'e' altro (el sangue).

° E fémene xe come eà carta: costa' pì riciclarla che torghene de nova.

° E fémene xe come e sbrixe: e pi bee e sta sempre co e soche pi' grandi!

° E fémene xe come e sardee: buta' via eà testa el resto xe tuto bon.

° E femene crea eà vita, noialtri ghe eà toemo.

° E fémene ga' bisogno de do animai: un toro in leto e un musso che lavora.

° E fémene xe come on falsin: batarle ogni tanto, guzarle senpre.

° E fémene ghe piase furbire e fasse furbire.

° E fémena xe come l'acua santa: tanto fà poca come tanta.

° E fémene no sa de èssare sentà dessora aea so fortuna.

° Tece, pignate e piati da lavare: fémena cori casa (e va in figa de to mare).

° Trovare na fémena bea e intejente xe come magnare pastisso e pretendere de cagare a strati.

° Xe pi' e fémene che varda i omani che e stee che varda eà tera.

°Libri, fémene e cavai no se presta mai.

° Baso no fa buso.

° Al ciaro de na candea no se stima né dona né tea.

° Assa che eà mojère eà comanda in casa: soeo cussì eà te struca e eà te basa

° Vèrze scaldà e mojere ritornà no xe mai bone.

° Novantanove maridai fa' sento bechi.

° Conpare de aneo, pare del primo puteo.

° Chi serca cavaeo e fémena senza difeto, no el gavarà mai cavao in staea e fémena in leto.

° Chi voe el pomo sbassa eà rama, chi voe eà tosa caressa eà mama.

° Chi che se marida de carnevae slonga e ganbe e scursa le bae.

° Chi che ga na bea mojère no eà xe tuta sua.

° Chi che se marida vecio sona de corno.

° Chi dise sposa dise spesa.

° Cusina che fuma, dona cativa e coverta rota manda l'omo in maeora de troto.

° El naso dei gati, i zenoci dei òmani e el cueo dee fémene xe senpre fredi.

° El primo ano se ghe voe tanto ben che eà se magnaria,el secondo se bestema de no verla magnà.

° Leto fato e fémena petenà, eà casa xe destrigà.

° Mèjo na dona bea senza camisa che una bruta co sete camise.

° Eà gaina che ghe piase el gaeo, ghe piase anca el so ponaro.

° Forsa e corajo... che eà figa ga el tajo! Corajo e forsa se eà figa ga scorsa!

° Forsa e corajo fin che eà mona no sa da aio.

° Se laora e se fadiga pa eà panza e pa eà figa.

° Guanto, figa e bareta no ga da esser mai streta.

° Avanti Savoia (che eà figà xe moia)!

° Vrespe e fèmene, no sta tocarghe el cueo.

° Ocio celeste, ocio de dama; ocio moro, ocio da putana.

° Al son de na canpana (schei) ogni dona se fa putana.

° Scarpe grosse e marìo bruto, va tranquia dapartuto.

° Dona de mondo no ga mai fondo.

° Dona e luna, ora serena ora bruna.

° Dona sconpagnà xe senpre mal vardà.

° Co l'età l'omo fa pansa e eà fémena fa stomego.

° Co l'età l'omo fa pansa e eà fémena slarga el cueo.

° Fìe da maridar, ossi duri da rosegar.

° Bea bionda, beato chi te sfonda.

° Rossa de peo, mata pa l'osèo.

° Dona nana, tuta tana.

° Bea in fassa, bruta in piassa.

° Bruta de muso, larga de buso.

° Fin che na bea xe vardà, na bruta xe maridà.

° Dopo i confeti se vede i difeti.

° Ogni fémena xe casta se no la ga chi la cassa.

° E tose lo desidera, e maridà lo prova, e vedove lo ricorda.

° Un paeo in piè, na stropa domà e na fémena destirà i porta quanto peso che te voi.

° L'omo maridà porta quatro "p": pene, pensieri, pentimenti e pecati.

° Una dona, omo beato. Do done, omo gato. Tre done, omo santo. Cuatro done, omo mato.

° Cuando che el Signore voe castigate el te manda l'ispirassion de torte na ostaria o de sposarte.

° Signore, fà che no sia beco; se ghe so', fà che no eò sapia; se eò sò, fà che no ghe bada.



GRAZIE VANNI!

venerdì 13 luglio 2007

Angie Racconta...

Ed eccoci giunti al mio ultimo post pre-ospedaliero.







L'ospedale di Venezia ha come sede l'antica Scuola Grande di San Marco, perchè, qui da noi, anche l'ospedale pretende la sua parte di storia.

















Molte sono le leggende e gli aneddoti che hanno come fulcro proprio questo campo (di piazza ce n'è una sola), intitolato ai SS. Giovanni e Paolo, e soprattutto l'adiacente ed omonima basilica.

Di tutte le storie sicuramente la più curiosa è quella riguardante il momumento equestre che si erge in tutta la sua magnificenza nel bel mezzo del campo, raffigurante le effigi di Bartolomeo Colleoni.

Egli aveva come "caratteristica" quella di possedere tre testicoli - un vero uomo con le palle - cosa riscontrabile anche nel suo particolarissimo stemma, un drappo bianco raffigurante tre fichi.








Fu un valoroso e intraprendente soldato bergamasco, chiamato a combattere per i colori del gonfalone (la bandiera col Leone di San Marco) e quindi per la Repubblica Serenissima.


Il suo consenso fu condizionato da una particolarissima richiesta: "io vengo a combattere per voi, ma se ritorno vincitore, voglio che una statua a me dedicata venga posta di fronte a San Marco".



Detto-fatto. La Serenissima accettò di buon grado quella megalomane richiesta, e, tornato il Colleoni vincitore, mantenne la promessa.


Quale fu la sorpresa del combattente nel ritrovarsi il momumento richiesto in campo SS. Giovanni e Paolo!

"Avevo detto che volevo un momumento davanti a San Marco! Non avete mantenuto la parola!"

"Ti sbagli Colleoni, la tua statua si trova proprio di fronte alla Scuola Grande di San Marco, non avevi specificato che la volevi di fronte alla basilica, e quindi..."


Io adoro la furbizia dei miei concittadini del passato...

sabato 23 giugno 2007

lezioni di vita...



Chiedo immensamente perdono...








Come primo post del week end voglio darvi un pezzo di saggezza popolare lagunare.


Parliamo di Hugo Pratt, il grande Hugo Pratt, che per bocca del suo alter ego Corto Maltese ci delizia con una sua massima, che, per la sua immensa umiltà, fa passare come un antico proverbio veneziano...




ragionateci su e ditemi cosa ne pensate:




UNO CHE VIAGGIA SE DESCANTA, MA CHI PARTE MONA TORNA MONA...