Per questo primo post autunnale torno a parlarvi della mia città e in particolare di uno dei suoi simboli: il ponte di Rialto.
Tutti lo hanno visto almeno una volta, chi dal vivo, chi in cartolina, foto, giornale o tv.

Ma a me piace raccontarvi le storie della Venezia nascosta, della Venezia popolare, non quelle che si leggono sulle guide.
E quella che vi vado a narrare è sicuramente una delle più divertenti.
La costruzione del ponte di Rialto, come oggi noi lo vediamo, è stata un'opera ingegneristica frutto di abilità e di tanta esperienza.
Non tutti credevano che sarebbe stata possibile, ma alla fine il ponte in pietra è ancora lì, dopo oltre quattrocento anni.

Fu nel lontano 1525 che venne indetto una sorta di concorso pubblico per la realizzazione del ponte in pietra, al quale parteciparono i maggiori architetti dell'epoca. Tra i vari progetti, alcuni anche molto stravaganti, come quello che prevedeva la costruzione, sopra il ponte, di un palazzo pubblico con numerosi piani, possediamo quello di Andrea Palladio, con un ponte a tre arcate di ispirazione classicheggiante.
Altre opere furono presentate da Jacopo Sansovino, il Vignola e più tardi da Andrea da Ponte, Vincenzo Scamozzi e Alvise Boldù.
Rimaneva il fatto che si continuava a tergiversare, e i veneziani, si sa, sono un popolo dotato di un'enorme pazienza, ma anche di uno spiccatissimo senso dell'umorismo.
Il progetto vincente si rivelò quello a navat aunica di tale Andrea da Ponte.
La prima pietra fu posata l'8 giugno 1588 e dopo tre anni era "quasi" finito. Il costo fu di 250.000 ducati.
Il cronista dell'epoca ci dice che era fatto con un sol arco ("in uno volto... senza alcun pallo in acqua") e l'8 giugno 1588 annota: "giorno de zioba alle 18 ore, fu gettata la prima pietra di marmoro nella fondamenta del ponte novo dalla parte di Rialto et furono sbarate alcune codete de fero per segno di allegrezza, et vi fu el sagrestano della chiesa de S. Giacomo, con la cotta et stolla aspergendo con acqua santa".
Sull'arco vennero poste le tre figure dell'Annunciazione, bassorilievi opera di Agostino Rubini: in corrispondenza della testata di sinistra l'Arcangelo Gabriele, su quella di destra la Madonna ed al centro, sulla chiave di volta, la Colomba dello Spirito Santo. Quasi un sigillo per una città che si è sempre identificata con la Madonna e che pone il proprio "dies natalis" il 25 marzo, giorno dell'Annunciazione.
I lunghi anni di diatribe sul fatto di costruire o non costruire un ponte di pietra era diventato un attuale argomento di conversazione anche tra il popolo che frequentava il mercato di Rialto: anche questa gente comune e semplice si era schierata tra chi sosteneva che il ponte sarebbe stato fatto e chi invece sosteneva di no, se non addirittura che sarebbe crollato.
Tanta era la fiducia che i veneziani riponevano nella costruzione del ponte che salutavano spesso ogni discorso che lo riguardasse con due affermazioni piuttosto colorite che stavano a sottolineare la lentezza dei lavori:
"El sarà pronto col casso metarà l'ongia"
"I lo finirà quando a mona ciaparà fogo!"Io non ve le traduco per carità cristiana, ma sono di facile compresione.
Ma l'ironia e la sagacia non sono tipiche solo del popolo lagunare, ma anche dei suoi rappresentanti più illustri: ultimati i lavori di costruzione del ponte infatti, nel vicino palazzo dei Camerlenghi, il Senato della Repubblica volle dare una "lezione" al poco riconoscente popolo.

Eresse due capitelli, uno raffigurante un satiro con un dito in mezzo alle gambe,
e l'altro riportante l'effige di una donna con una fiamma fra le cosce.
che dire...
io mi inchino ancora oggi ad ogni passaggio...