Vi è mai capitato di vedere o parlare con uno che ad un certo punto anza le mani e con indice e medio mima le virgolette? Sicuramente si.
Ecco, io quelli li strozzerei, o quanto meno amputerei loro le dita.
Ma c'è una categoria che mi dà ai nervi con ancora più veemenza: i giornalisti che parlano "fra virgolette".
La prima cosa che ti insegnagno ad un qualsiasi corso di giornalismo (anche a quelli del Cepu) è che il requisito indispensabile per un qualsiasi giornalista è la chiarezza. Il bravo cronista deve scrivere in maniera semplice, limpida e comprensibile da tutti,: grandi, piccini e vecchi, laureati, appena scolarizzati e premi nobel. Non è - e non deve essere ammessa - nessuna deroga a questa regola fondamentale.
Ecco però che accade un aereo si incendi in fase di decollo a Madrid, e che uno dei morti sia uno steward italiano.
Accade che Domenico Riso, questo il suo nome, si trovasse su quell'aereo con il compagno Pierrick e con il figlio di lui, Ethan.

Ma non per i giornali italiani.
Tutti i più autorevoli giornali italiani hanno indicato Pierrick, il compagno di Domenico, come "il suo migliore amico" o "il suo convivente", ma il massimo lo ha raggiunto "il Corriere" (Ohhhh, dico, "Il Corriere", non "la Gazzetta del Paesedelbucodiculo") con un pezzo di Giusi Fasano, che li ha definiti "famiglia", riparando il sacro sostantivo con delle virgolette ipocrite come le lacrime di Valentina Vezzali alle ultime olimpiadi.
Un condensato di ovvietà e stereotipi dell'uomo gaio a gogò: il relegare l'omosessualità ad una mera faccenda sessuale e fisica, slegata da qualsivoglia sfera affettiva ed emozionale, legata a doppia mandata al gusto pruriginoso per la sodomia e per pratiche perverse, come se un ghei in quanto tale non avesse biologicamente la possibilità di innamorarsi, provare le stesse gioie e dolori dell'amore che proviamo noi tutti, costruire un rapporto stabile e serio, creare una famiglia.
Il tutto - ovviamente - contornato dal chiacchericcio del paese d'origine, l'amore per la lirica e l'arte, senza dimenticare l'orecchino!! Segno distintivo da secoli della gaiezza di una persona!... ci mancavano solo il boa di struzzo e i tacchi alti e il vizietto era bello e servito.
Ma ci pensa poi "La Repubblica" con un editoriale di Merlo in risposta alla polemica (giustamente) innescata di Grillini a pubblicare uno dei più feroci pezzi omofobici mai scritti prima.
Una delle battute più celebri di Nanni Moretti è a mio avviso la seguente: "le parole... le parole sono importanti...".
Noi lo stiamo perdendo il significato delle parole, o peggio ancora, lo stiamo mutando, stuprando.
Così un mafioso diventa un "eroe"; una mancanza totale di volontà di opporsi alle porcate che combina il governo diventa "ricerca del dialogo"; Veltroni diventa addirittura "un politico" ed Elisabetta Gregoraci una "ragazza di sani principi".
E una bella famiglia come tante altre diventa una "famiglia".
Non c'è niente di più fastidioso, meschino e deprimente di quelle virgolette.
Il mio pensiero va ai genitori di Domenico, ai suoi amici e quanti ricorderanno degnamente lui, il suo compagno e il loro figlio.